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Giorno della Memoria

Argomento: Celebrazioni_CommemorazioniTags: Bergamo

Ricordiamo qui, oggi, i 20 bambini del campo di Neuengamme, scelti a Birkenau per essere utilizzati come cavie per esperimenti dal dott. Josef Mengele, ma....



27 GENNAIO 2017, GIORNO DELLA MEMORIA – Parco di Palazzo Frizzoni

Benvenuti a tutti.

Ricordiamo qui, oggi, i 20 bambini del campo di Neuengamme, scelti a Birkenau per essere utilizzati come cavie per esperimenti dal dott. Josef Mengele, ma impiccati e cremati a Bullenhuser Damm, vicino ad Amburgo, nell’aprile del 1945, prima dell’arrivo degli inglesi.

I loro nomi sono stati trascritti dal medico danese Henry Meyer, prigioniero del campo, e tra di loro c’era anche un bambino italiano, Sergio de Simone. Con la Shoah, come in ogni genocidio, l’assassinio programmato dei bambini rappresenta un obiettivo ineludibile, poiché il fine ultimo è annientare un gruppo, un popolo.

E i bambini sono le vittime più indifese: brutalmente trasportati da un mondo familiare e rassicurante a un mondo sconosciuto, fatto di privazioni, esclusione, paura, fame e violenza, sono spesso costretti a seguire il destino degli adulti senza avere né gli strumenti per resistere e difendersi, né la capacità e la maturità per comprendere la situazione che stanno vivendo.

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, è il giorno in cui - nel 1945 - le forze alleate abbatterono i cancelli di Auschwitz e al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno: il mondo vide allora, per la prima volta da vicino, quel che era successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua realtà.

Il Giorno della Memoria non è quindi una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile; è invece un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti, oggi, ci affacciassimo ai cancelli di Auschwitz, a riconoscervi il male che è stato; non è un omaggio alle vittime, bensì una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di questo; non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di ciò che è accaduto e che, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse.

Ogni anno è giusto e importante rinnovare il ricordo della Shoah e del dramma dei campi di concentramento nazisti, nei quali ogni prigioniero aveva un triangolo colorato sulla casacca: non solo giallo, ma anche rosso, verde, viola, blu, marrone, nero, rosa; erano i colori che nei lager segnalavano per quale “crimine” si era reclusi. Era un crimine essere ebreo, oppositore politico, testimone di Geova, esule, rom, sinti, malato di mente, disabile, omosessuale.

Il tempo si sta portando via i protagonisti diretti dell'olocausto, ma le loro parole restano nei libri e il testimone sta passando ai figli e ai nipoti. E' fondamentale che siano proprio le nuove generazioni - quindi anche i ragazzi presenti qui oggi a fare da testimoni - ad assumersi la responsabilità civica e collettiva della testimonianza del fatto che l’uomo è stato capace di questo; è fondamentale che tutti possano conoscere, attraverso i libri, i ricordi e le memorie dell'ultimo conflitto mondiale, l'orrore della guerra e dei campi di sterminio.

Solo continuando a tramandare la memoria di quanto accaduto può far sperare che l’umanità intera comprenda il valore della pace e la necessità di perseguirla e salvaguardarla, superando la diffidenza e la scarsa considerazione per i “diversi”, che diversi non sono.

 

dott.ssa Marzia Marchesi

Presidente del Consiglio comunale

 

Scritto da admin, Sabato 11 Febbraio 2017 - 15:18 (letto  437 volte)
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